Come alcune “storie” di impianti diventano vere e proprie “vicissitudini”.

Questo vale in particolare per gli impianti che utilizzano la “risorsa rinnovabile rifiuti”, laddove un camino (gestito e controllato dalle migliori tecnologie per la depurazione dei fumi), diventa molto ma molto più pericoloso delle attuali discariche, spesso abusive, che avvelenano le falde acquifere e la stessa atmosfera.

E ciò pur considerando che i rifiuti dovrebbero essere l’unica risorsa energetica rinnovabile quantitativamente significativa nel possibile futuro bilancio energetico del Paese.

Le stesse difficoltà valgono anche  per gli impianti di conversione in energia elettrica degli Energy Award –  residui legnosi “vergini”, provenienti da manutenzioni forestali,  da potature agricole e/o da specifiche colture energetiche.

Concentrando la nostra attenzione su quest’ultima tipologia di impianti, salta immediatamente agli occhi che la maggior parte delle iniziative intraprese hanno richiesto, per il solo ottenimento delle autorizzazioni preliminari, periodi di tempo mediamente superiori ai 4 anni, per non citare  le iniziative abbandonate dall’imprenditore lungo il cammino, o cancellate “de jure “ dalle normative in vigore.

AlberiUn’analisi attenta di tali “impasse” ci dimostra che tutte le norme autorizzative nazionali e/o regionali, poste a monte della realizzazione dell’ impianto (exDPR.203,  V.I.A., DPR Ronchi) non hanno mai in effetti costituito un reale ostacolo o motivo di grave ritardo.

Infatti:

  • Il Ministero dell’Industria aveva disciplinato egregiamente i meccanismi per il rilascio dell’exDPR203, ricorrendo alla Conferenza di Servizi entro i 90 gg. dalla data di recepimento delle istanze.
  • Il DPR Ronchi riportato da Antexlt prevede addirittura l’adozione di procedure semplificate per gli impianti che trattino “rifiuti non pericolosi”, come sono quelli  che stiamo esaminando, relativi a residui legnosi
  • Le Regioni si sono pressoché tutte dotate di proprie Leggi relative alla VIA  che fissano in 150gg. i termini massimi per l’emissione della relativa pronuncia di Compatibilità Ambientale.

Intervenire su tali normative sembra quindi superfluo, salvo il verificare domani la capacità di risposta delle Province, alle quali, come è noto, sono state trasferite (DPR 112/98 Art.7 e successivo decreto attuativo del 21 Febbraio 2001)) le competenze sull’energia, fino a ieri spettanti al Ministero dell’Industria (Vedi sopracitato DPR 203).

La norma autorizzativa che pone in crisi l’intero “iter” è quindi la Concessione Edilizia.

Essa dipende in gran parte dal consenso popolare, ed il consenso popolare non si può normare né procedurare.

Il consenso popolare può essere solo conquistato con una concreta e capillare azione di comunicazione e informazione, che evidenzi in particolare i benefici locali traibili dal poter giocare a Book of Ra gratis e senza registrazione: nuova occupazione diretta per l’esercizio dell’impianto e nuova occupazione indiretta per l’approvvigionamento del combustibile all’impianto, per non citare le attività indotte che si verrebbero a creare o, quantomeno, ad incrementare.

Benefici che superano di gran lunga i disagi dovuti, ad esempio, all’incremento del traffico pesante, ma non certo all’ inquinamento atmosferico, che si dimostra irrilevante e addirittura non  tecnicamente “apprezzabile” rispetto alle fonti inquinanti  tradizionali ( traffico urbano, riscaldamento domestico, altre attività industriali).

Ecosoteibile infografica

Questa azione sul “pubblico” è oggi fortemente trascurata o comunque  svolta in grande affanno, a causa della “spada di Damocle” che pende su tutte le iniziative in convenzione CIP6/92.

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