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Preme evidenziare l’obiettivo delle attività di indagine e di studio condotte e descritte nelle pagine di questa sezione, consistente nel caratterizzare al meglio gli schemi idrici di circolazione superficiale e subsuperficiale nell’area del lago, ivi inclusi i fattori che non condizionano l’evoluzione, tenendo presente la grave situazione di "deficit idrico" del lago evidenziato dall’andamento misurato del suo livello.

Il lago Baratz risulta alimentato da un bacino di monte di limitate dimensioni (circa 1100 ettari).

Le coltri detritiche nei fondovalle e gli strati superficiali degradati (cappellaccio) delle formazioni rocciose del bacino indicano inoltre la presenza di una circolazione idrica sub-superficiale anch’essa afferente al lago, in aggiunta al ruscellamento superficiale.

L’analisi condotta porta ad escludere fenomeni di carattere geologico (ad esempio affioramento per erosione di contatti formazionali, ecc.), geomorfologico (ad esempio frane in alveo, ecc.) ed idrogeologico (ad esempio l’instaurarsi di un sistema di sifonamento, ecc.) che possa aver comportato mutamenti negli schemi idrici naturali rispetto alla situazione degli ultimi 50 anni e che possa pertanto giustificare la situazione di deficit idrico attuale.

L’invaso del Lago Baratz ha mostrato negli ultimi anni una progressiva riduzione dei livelli, attestati in tempi recenti intorno a circa 5-6.5 metri di profondità. In passato il lago era caratterizzato da innalzamenti rapidi del livello in corrispondenza dei periodi piovosi, in conseguenza del rapido deflusso delle acque nel piccolo bacino imbrifero sotteso dal lago, prevalentemente impermeabile.

Un diverso comportamento viene invece evidenziato dalle misure di livello effettuate a partire dal Luglio 1995 nell’ambito del Progetto. Il lago infatti mostra fluttuazioni estremamente contenute e, anche a seguito di piogge significative quali quelle verificatesi nell’autunno 1996, il livello ha subito una crescita modesta.

Gli abbassamenti del lago, non dotato di un emissario, avvengono invece più lentamente, e ciò è particolarmente evidente dall’analisi dei dati storici disponibili, di quando la profondità del lago era prossima ai 13 metri. Le perdite del lago sono riconducibili al fenomeno dell'evaporazione ed al deflusso sotterraneo delle acque verso il mare principalmente attraverso la zona più ribassata della duna e la zona spondale meridionale.

Nella prima decade di Gennaio 1997, in occasione di alcuni campionamenti alla foce dei corsi d’acqua superficiali che alimentano il Lago Baratz, si è riscontrato che, nonostante le persistenti e intense precipitazioni del periodo, specie a confronto con i regimi pluviometrici tipici regionali, testimoniate dai numerosi ristagni idrici negli avvallamenti del terreno, i corsi d’acqua che alimentano il lago presentavano portate molto esigue.

Nello stesso periodo, le letture dell’asta batimetrica installata nel lago evidenziano una modesta crescita del livello del lago. Tale situazione appare in primo luogo riconducibile alla scarsa capacità allo stato attuale del tratto terminale dell’alveo degli affluenti al lago di smaltire le eventuali portate ivi corrivate dal bacino, a causa dell’intricata vegetazione ivi presente, dovuta alla trascurata manutenzione idrologica dell’alveo.

Inoltre, allo scopo di indagare le ragioni delle scarse portate dei rii immissari del lago e dei relativi affluenti, nelle giornate 11 e 12 Gennaio 1997 il personale tecnico del Consorzio ha effettuato alcuni sopralluoghi lungo il corso del Rio dei Giunchi e nei sottobacini di alcuni suoi affluenti. Durante il sopralluogo si è proceduto a rilevare le condizioni di portata dei corsi d’acqua ed i volumi invasati nei laghetti artificiali, mappati nella cartografia ufficiale e tradizionalmente utilizzati dai contadini del luogo per scopi irrigui e di approvvigionamento idrico degli allevamenti. In tale occasione è stata rilevata la presenza di alcuni invasi artificiali in successione, scavati direttamente nell’alveo mediante allargamento ed approfondimento della sezione idraulica e costruzione di sbarramenti in materiale sciolto, con capacità di invaso di alcune migliaia di metri cubi ciascuno, e la presenza di nuovi insediamenti agricoli e zootecnici. Colloqui con gli abitanti della zona lasciavano inoltre intendere l’adozione sistematica di pratiche di prelievo di volumi idrici del bacino per utilizzo a scopi agro-zootecnici.

Informazioni sull'evoluzione dell'area del Lago Baratz e del suo utilizzo, negli ultimi secoli, sono estremamente scarse e quasi tutte di fonte orale, se non a partire dal secondo dopoguerra, quando fu avviata la bonifica della zona.

Da interviste ai residenti, si è accertato che il bacino di Baratz era già popolato nello scorso secolo (quantomeno nella parte terminale), forse anche in connessione con lo sviluppo dell'adiacente zona mineraria dell'Argentiera. È accertata, anche, l'esistenza, fin dall'epoca, di una attività agricola, nonché di allevamento, con dimensioni, in particolare già nella prima metà di questo secolo, probabilmente non molto dissimili da quelle attuali.

La bonifica agraria della zona è stata avviata nel secondo dopoguerra. Essa ha interessato essenzialmente i terreni pianeggianti alle quote più basse, che rientrano marginalmente nel bacino del lago, ed ha, quindi, avuto, da tale punto di vista, un impatto modesto sugli equilibri del lago. Assai più rilevante, invece, è stato l'impatto della bonifica agraria in relazione all'utilizzo delle acque per uso irriguo.

La possibilità di utilizzo delle acque del Lago Baratz per irrigazione è estesamente discussa da Montaldo (1954), che indicava una potenzialità di approvvigionamento (conservando adeguati livelli lacustri) dell'ordine di 500 mila - un milione di metri cubi per anno, senza interventi di incremento della capacità idrica, e dell'ordine di 4 - 5 milioni di metri cubi per anno, con alcuni interventi (impermeabilizzazione del fondo e diversione nel lago del Rio Cuili Puddighinu). La discussione riportata testimonia che all'epoca nessun intervento di prelievo idrico era noto e/o in corso, poiché sarebbe stato altrimenti menzionato.

Le informazioni disponibili sui prelievi idrici dal Lago Baratz sono approssimate e di carattere qualitativo.

Cottiglia (1969) riporta che, durante i rilievi da lui eseguiti sul lago nel periodo 1964-68, era in funzione un'idrovora a scopi irrigui, ma non ne specifica le caratteristiche. L'Autore non evidenzia alcun rilevante effetto generale di tale attività sulle caratteristiche del lago, ma attribuisce ad essa un contributo nella discesa dei livelli, dai valori di piena del 1964 (profondità massima 13.8 metri) ai valori tipici del 1968 (profondità massima 10.8 metri).

L'insieme dei lavori riconducibili all'Università di Sassari situa tali prelievi tra gli anni '60 e la metà degli anni '70, ma non permette di ricavare elementi quantitativi di tale sfruttamento. Appare certo che esso condusse ad un abbassamento del livello del lago, particolarmente rilevante negli anni 1975 e 1976, cosicché a partire da tale data esso fu sospeso (Luglié, 1986) o fortemente limitato (Sechi e Cossu, 1980), per cessare, probabilmente, poco dopo. Il documentario preparato dal Comune di Sassari, precedentemente citato, quantifica tali prelievi in 600-800 milioni di metri cubi per anno (trattasi chiaramente di un refuso, intendendosi, probabilmente, 600-800 mila, in linea con le quantità previste da Montaldo) ed indica una profondità minima raggiunta dal lago pari a circa cinque metri. In colloqui con tecnici che hanno operato nelle attività di prelievo, sono stati menzionati prelievi da idrovora su pontone, con portate dell'ordine dei 30-40 litri al secondo, effettuati negli anni 1948-53 (tale datazione appare scarsamente credibile, alla luce dei contenuti del lavoro di Montaldo, 1954, mentre le modalità concordano con quanto riferito da Cottiglia, 1969). Sono stati chiaramente rinvenuti i resti di parte di opere, probabilmente di collettamento delle acque lacustri destinate ad uso irriguo.

Alla luce degli elementi sopra riepilogati si può ritenere che:

lo sfruttamento irriguo del Lago Baratz sia avvenuto principalmente (o esclusivamente?) tra gli anni '60 e la metà degli anni '70, probabilmente mediante una idrovora, collegata alle opere di collettamento di cui sono stati rinvenuti i resti;

l'entità dello sfruttamento irriguo sia probabilmente stimabile tra 500 mila e un milione di metri cubi per anno;

lo sfruttamento irriguo degli anni '60-'70 abbia determinato un abbassamento del lago fino a profondità dell'ordine dei cinque metri;

gli effetti dello sfruttamento irriguo, in termini di livelli del lago, siano stati riassorbiti nel giro di pochi anni dalla sua sospensione.

Un fenomeno di particolare importanza tra quelli indagati è rappresentato dalle perdite idriche dal lago attraverso la duna.

Dal quadro descritto, consegue che all’origine del lago non vi è semplicemente la formazione di una duna sabbiosa, ipotesi generalmente richiamata e basata principalmente su considerazioni sedimentologiche e paleontologiche, bensì il lago appare essersi formato a seguito di una serie di processi a carattere strutturale, tettonico e morfodinamico, antecedenti la formazione della duna stessa, che hanno comportato un fenomeno di collassamento della zona in corrispondenza dell’invaso attuale.

Lo sbarramento che ha dato origine al lago non corrisponderebbe quindi alla grande duna sabbiosa, ma ad una costa collinare che degrada gradualmente verso Sud-Est, formata da bancate arenacee e conglomeratiche con stratificazione immergente verso i quadranti Nord-Orientali ricoperte dalle alluvioni antiche e dai depositi sabbiosi cementati della duna.

Le risultanze dei rilievi geologico e geomorfologico di campagna e l’analisi delle riprese aerofotografiche in bianco e nero hanno indicato nel settore meridionale della zona a duna a valle del lago la traccia del drenaggio idrico superficiale e sub-superficiale del lago. In particolare la traccia si estende del tratto meridionale della sponda Ovest del lago, attraverso la zona sud della duna, fino al margine meridionale della spiaggia di Porto Ferro. Tale flusso di drenaggio del lago al mare, sembra corrispondere all’antico percorso e sbocco al mare del Rio dei Giunchi, in epoca antecedente la formazione del lago, o ad un emissario antico del lago stesso. Tale ipotesi è avvalorata dall’andamento planimetrico del percorso di drenaggio, che riproduce traslata il percorso del Rio de S’Abba, che raccoglie le acque del bacino a Ovest di quello del Rio dei Giunchi.

La conferma dell’esistenza di tale zona di probabile presenza del flusso idrico dal lago verso la spiaggia di Porto Ferro è stata ricercata tramite il rilevo all’infrarosso effettuato nell’ambito del progetto. Le fotografie all’infrarosso mostrano deboli differenze di colorazione imputabili sia ai limiti intrinseci della tecnica usata sia alla stagione estiva e al periodo siccitoso in cui sono state effettuate le riprese aeree. Nella baia di Porto Ferro può essere riconosciuta una ampia striscia chiara dalla spiaggia presso la fontana S’Ebbi Dolzi verso il mare che può indicare una zona di acqua a diverso carattere chimico-fisico per particolari biocenosi e flora delle acque e del fondale sviluppatesi a seguito di contributi di acqua dolce. La sottile striscia di colore verde-azzurro che borda le acque del lago è determinata dalla temperatura più bassa all’ora del volo, le 10 del mattino, del terreno fangoso frammisto ai residui macrofitici depositati dalle acque del lago rispetto al terreno sabbioso o roccioso delle sponde. Sono ben evidenti infine le zone del lago popolate dalla macrofita Potamogeton.

L’analisi delle fotografie del rilievo condotto all’infrarosso non ha portato alla chiara identificazione di zone anomale che rilevino la presenza di una possibile zona satura di acqua. Utili informazioni in tale senso sono state invece ricavate mediante la tecnica della prospezione geofisica elettromagnetica VLF che tipicamente consente di ottenere risposte con un buon grado di affidabilità e precisione. Le anomalie rilevate in molti dei profili analizzati indicano la presenza di un sistema di fessurazioni o fratturazioni nella barriera naturale formata dal substrato roccioso arenaceo, dai ricoprimenti delle alluvioni antiche e dei depositi sabbiosi cementati interessato da passaggio o permanenza idrica localizzata, che veicola l’acqua del lago verso Porto Ferro. Tale sistema risulta non esteso all’intero margine Ovest del lago prospiciente le dune, ma localizzato al margine Sud del costa collinare ricoperta dalla duna, dove le quote si riducono a 30 metri s.l.m.. A conferma di ciò, notizie raccolte presso gli abitanti della zona indicano la presenza di affioramenti idrici in superficie, in occasione dei livelli più elevati del lago, sia nelle zone più prossime al lago, sia in corrispondenza della spiaggia di Porto Ferro (Fontana S’Ebbi Dolzi).

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