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di Massimo Martinelli
Il Lago Baratz è sempre stato caratterizzato da una grande variabilità della sua profondità. Si tramanda, a questo proposito, anche se non ci sono prove certe, che in un passato più o meno remoto, si sia più volte ridotto ad un semplice acquitrino.
Peraltro, e questo può esser facilmente desunto dallosservazione della vegetazione, in epoca non molto lontana il lago era notevolmente più esteso di quanto è oggi. Lacqua probabilmente lungo la riva sud dove losservazione risulta più agevole arrivava a lambire i tamerici a circa 30-40 metri dalla riva attuale.
Questa variabilità del livello dellacqua del lago è probabilmente allorigine di alcune leggende che riguardano Baratz, come quella della strada romana che attraverserebbe il lago, o della città, sempre romana (ma alcuni dicono fenicia) che sarebbe sepolta nel fondo del Lago Baratz.
Se non ci sono città romane sommerse ci sono però ben visibili dalla duna alcune antiche torri davvistamento, che fanno parte di quella fitta rete di punti di avvistamento che segna tutta la costa nord occidentale.
E anche possibile che il sentiero che, partendo dal piazzale terminale della strada asfaltata, si dirige verso lArgentiera percorra in realtà un tracciato più antico.
Tra le più evidenti manifestazioni degli effetti prodotti dal deficit idrico del lago è la crescita di vegetazione acquatica lungo le rive, conseguenza diretta della diminuzione dello specchio acqueo, con un effetto complessivo abbastanza sgradevole dal punto di vista paesaggistico.
Daltro canto è ormai abbastanza difficile immaginare come poteva essere il lago, prima degli interventi delluomo sulla vegetazione.
A partire dagli anni cinquanta, infatti, un intenso intervento di
forestazione ha fatto quasi scomparire la macchia mediterranea sostituendola con una fitta
popolazione di conifere. Tuttavia qua e là, dove la pineta è più rovinata e si dirada,
loriginale vegetazione sta riprendendo il sopravvento.
Le rive del Lago Baratz ospitano una vegetazione ripariale disposta secondo la seguente seriazione spaziale a partire dal pelo libero dell'acqua:
| bordura di canne palustri (Typha angustifolia e Pharagmites australis); | |
| prato salso (Juncus acutus e Inula viscosa); | |
| cisteto; | |
| fascia discontinua di tamerice (Tamarix africana). |
Le insenature ove sfociano gli immissari del lago sono occupate da prati umidi.
Il corso del Rio dei Giunchi risulta invaso da popolamenti chiusi di tifa, fino alla prima ansa.
In seguito, nell'alveo, vegetano macchioni di rovo, compenetrati ad esemplari di tamerice a portamento arboreo. La stessa situazione si ripete in corrispondenza degli altri due immissari secondari.
Non sono visibili segni derosione causati dalla corrente mentre si riscontrano tracce derosione superficiale sui versanti settentrionali con conseguente distruzione di alcuni muretti a secco di sostegno al sentiero che circonda il lago e di alcuni muretti di controripa presenti sui gradoni.
L'area circostante il lago e quella compresa tra questo ed il mare si presentano attualmente ricoperte da una formazione arborea di conifere a prevalenza di pino domestico (Pinus pinea) e, subordinatamente, di pino dAleppo (Pinus halepensis) che si estende su una superficie approssimativa di 250 ettari.
I margini della pineta sono in genere bordati da fasce frangivento composte di eucalipto (Eucalyptus sp.) e acacia (Acacia sp.); queste ultime due specie, caratterizzate da capacità colonizzatrici elevate, sono in grado di rinnovarsi spontaneamente anche all'interno del terreno ricoperto da conifere.
Il bosco di pini, come si diceva, ha unorigine artificiale, ed unetà di 40 anni circa, e densità molto elevata, non essendo stati effettuati interventi di diradamento se non in alcune zone limitate e con intensità molto lieve. L'area settentrionale è stata lavorata a gradoni e quindi rimboschita con pino domestico e soprattutto pino d'Aleppo.
Il sottobosco, è costituito da specie di sclerofille sempreverdi quali leccio, lentisco, palma nana, olivastro, ginepro fenicio, mirto, alaterno, fillirea, cisto, corbezzolo, erica, ecc. Nelle zone più riparate e più fresche il sottobosco si presenta molto rigoglioso, con maggiore abbondanza di corbezzolo, erica e leccio..
Alcune zone del lato occidentale sono caratterizzate da assenza o scarsa presenza di sottobosco arbustivo; per questo motivo attualmente sono utilizzate come area preferenziale per picnic.
Lelevata densità del bosco, la monospecificità e la mancanza di interventi selvicolturali hanno determinano uno stato di instabilità del soprassuolo che si manifesta attraverso una serie di sintomi:
| lallevamento del pino domestico in popolamenti densi fa sì che le piante riducano la chioma sviluppandola solo nelle direzioni libere ed innalzandola eccessivamente; ci determina una marcata riduzione dell'accrescimento del diametro e longitudinale ed una sensibilità molto elevata ai fattori avversi; | |
| la permanenza degli aghi sui rametti, che normalmente dura 3-4 anni, a Baratz è ridotta a 2 anni nel migliore del casi, ad uno soltanto nelle situazioni peggiori, caratterizzate da suoli superficiali ed esposizioni al vento di maestrale. | |
| la durata degli aghi risulta direttamente proporzionale alla vigoria della pianta: le condizioni attuali corrispondono ad uno stato di stress; |
I margini occidentali della pineta e le zone prospicienti il lago esposte al maestrale sono caratterizzate da accrescimenti marcatamente ridotti e da aperture di macchie in seguito a schianti e sradicamenti degli esemplari di pino domestico.
Il trasporto di aerosol marino provoca il disseccamento della chioma delle piante maggiormente esposte. In queste zone il pino d'Aleppo vegeta con successo e sostituisce efficacemente il domestico;
Nelle aperture presenti nel bosco in corrispondenza del rilievo dunoso il novellame si insedia spontaneamente ed in abbondanza.
Per consentire una più agevole fruizione delle aree circumlacuali sono stati realizzati alcuni sentieri attrezzati con punti di osservazione che, oltre a consentire viste panoramiche del lago permettono di vedere senza recare disturbo lavifauna presente sul lago.
In particolare non sarà difficile osservare gruppi di tuffetti, piccoli uccelli acquatici (circa 25 cm) della famiglia degli svassi, una specie di anatra senza coda, mediocre volatore ma buon nuotatore, magari insieme a qualche germano reale, unanatra abbastanza grande (circa 55 cm) che presenta un dimorfismo sessuale abbastanza evidente, il maschio è molto colorato con il capo verde metallico, uno stretto collare bianco, ed il petto bruno porporino mentre la femmina ha colori più smorti con prevalenza del bruno.
Sempre nel lago, o sulle rive, si possono osservare alcuni gruiformi in particolare, porciglioni, gallinelle dacqua e folaghe, uccelli abbastanza simili a parte le dimensioni e le abitudini: la folaga, più grande è anche meno timorosa e si può vedere spesso abbastanza fuori dal canneto, la gallinella dacqua, poco più piccola, ha il becco e la placca frontale rossi (la folaga, bianchi) e solitamente si tiene più ridossata al canneto. Il porciglione invece è assai difficile da vedere perché non esce quasi mai dal folto.
Con un po' di pazienza non è difficile vedere in volo un airone, infatti nella zona nord del lago nidifica almeno una coppia di aironi cinerini, grigi con il corpo aggraziato.
Intorno al lago nidificano anche dei rapaci, in particolare poiane e sparvieri. Le poiane, che sono anche osservabili con maggior frequenza, hanno una dimensione media (intorno ai 50 cm), ali larghe e coda ampia. Volteggiano a lungo con le ali immobili e la punta delle ali rivolta allinsù. Lo sparviere, oltre ad essere più raro è anche più piccolo (25-35 cm, la femmina è più grande del maschio). Si distingue bene dalla poiana oltre che per le minori dimensioni anche perché la coda è stretta e lunga ed il volo è diverso, poche rapide battute intercalate da lunghe planate. Quando caccia vola abbastanza basso.
Nella zona si possono vedere con una certa frequenza anche degli esemplari di gheppio. Il gheppio è un vero falco, la forma slanciata e labitudine a fare lo "spirito santo", cioè a star praticamente fermo in volo con le ali spiegate lo fanno identificare facilmente.
Assai difficili da vedere sono (ma non perché siano rari) la pernice
sarda e la quaglia, che non escono allaperto e rimangono prevalentemente
al riparo delle macchie.
Nel periodo da marzo a settembre più che vedere si possono sentire i cuculi che trascorrono il periodo caldo in Sardegna.
Molto bello (e difficile) da vedere è il martin pescatore, piccolo uccello inconfondibile, di circa 15 cm, dal dorso blu e verde smeraldo, becco lungo a forma di spada, con un volo molto rapido e normalmente basso, che si tuffa nellacqua dietro ad insetti e che, qualche volta, prima di tuffarsi, fa lo "spirito santo".
Per la sua rapidità e piccolezza è difficile da individuare, ma quando lo si avvista si riesce a seguire con facilità.
Non difficili da vedere soprattutto vicino la riva sono le testuggini dacqua, abbastanza piccole, intorno ai 20 cm, con un carapace più piatto rispetto alle testuggini di terra, quando sta a pelo dacqua si vedono solo il collo e la testa. Se sta a riva è più facile trovarla al sole.
Nella zona del Lago di Baratz ci sono anche molti cinghiali, che però sono assai difficili da vedere senza appostamenti, casualmente li si può incontrare nel periodo estivo la sera al tramonto vicino alla riva del lago.
Se anche non si riesce ad incontrare il cinghiale è tuttavia facilissimo individuarne le tracce: buche nella sabbia, orme, sono un po' dappertutto anche nelle zone più accessibili ai visitatori.
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