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di Massimo Martinelli

Sulla genesi del Lago Baratz esistono due teorie principali formulate in passato da Montaldo (1954) e da Cottiglia (1969), radicalmente riviste a seguito degli studi effettuati dal Consorzio Ambiente Sardegna (1997).lago2.jpg (65529 byte)

Secondo Montaldo la zona dell'attuale lago era una volta sommersa dalle acque marine e costituiva un'insenatura paragonabile all'attuale Porto Conte, a cui forse era in qualche modo unito. L'emersione di tale zona è stata conseguenza di un sollevamento verificatosi in tempi remoti, di cui esisterebbero documentazioni paleontologiche. In questo schema, la duna, che ha consentito la nascita del lago, era in origine una barriera di spiaggia o cordone litoraneo sottomarino, alimentato dal trasporto solido delle valli fluviali e delle correnti marine.

Cottiglia (1969) pone in dubbio tale interpretazione, sulla base, soprattutto, di tre elementi:

non può essere escluso il trasporto eolico di resti di organismi marini (quali Poriferi e Foraminiferi, i cui fossili sono stati ritrovati nelle sabbie della duna), una volta che essi siano stati spiaggiati ad una certa distanza;
le specie fossili marine ritrovate nelle aree emerse della zona Nord-Occidentale della Sardegna (Lucina lactea ed il genere Lima) vivrebbero non solo a profondità di almeno 15-20 metri, come sostenuto da Montaldo, ma anche a deboli profondità, cosicché verrebbe meno il principale elemento probante di un rilevante sollevamento tettonico della zona;
non sono stati rinvenuti depositi marini di epoca Tirreniana nella valle di Baratz.

 

Su tali basi, Cottiglia (1969) conclude che, pur non potendosi escludere che un ridottissimo nucleo della duna sia di origine marina (o quantomeno di ambiente salmastro), la duna deve essere attribuita in massima parte al trasporto eolico, da datarsi, in larga parte, all'ultima glaciazione. Secondo l'ipotesi di Cottiglia (1969), il Lago Baratz si sarebbe formato con la seguente dinamica:

deposizione di alluvioni pre-tirreniane sull'arenaria permo-triassica;
terrazzamento delle alluvioni con escavazione fino al basamento permo-triassico della valle del Rio dei Giunchi fino al mare;
ingressione marina tirreniana fino ad una quota di 10-12 metri sul livello attuale, con parziale invasione della foce del Rio dei Giunchi e probabile sedimentazione salmastra nella sua parte più interna;
regressione marina post-tirreniana con erosione fluviale dei sedimenti marini accumulati nella foce, con residui di panchina tirreniana alla estremità di Porto Ferro;
accumulo, nell'ultima glaciazione, in un clima secco e probabilmente fresco, di sabbie eoliche, in fasi successive, e conseguente sbarramento del Rio dei Giunchi.

Sulla base degli studi eseguiti nel 1994-97 sembra tuttavia di poter pervenire a conclusioni parzialmente diverse.

Il lago appare essersi formato a seguito di una serie di processi a carattere strutturale, tettonico e morfodinamico, antecedenti la formazione della duna stessa, che hanno comportato un fenomeno di collassamento della zona in corrispondenza dell’invaso attuale.

Lo sbarramento che ha dato origine al lago non corrisponderebbe quindi alla grande duna sabbiosa, ma ad una costa collinare che degrada gradualmente verso Sud-Est, formata da bancate arenacee e conglomeratiche con stratificazione immergente verso i quadranti Nord-Orientali ricoperte dalle alluvioni antiche e dai depositi sabbiosi cementati della duna.

Nel settore meridionale della zona a duna, a valle del lago, esiste la traccia del drenaggio idrico superficiale e sub-superficiale del lago. In particolare la traccia si estende del tratto meridionale della sponda Ovest del lago, attraverso la zona sud della duna, fino al margine meridionale della spiaggia di Porto Ferro. Tale flusso di drenaggio del lago al mare, sembra corrispondere all’antico percorso e sbocco al mare del Rio dei Giunchi, in epoca antecedente la formazione del lago, o ad un emissario antico del lago stesso.

Tale ipotesi è avvalorata dall’andamento planimetrico del percorso di drenaggio, che riproduce traslata il percorso del Rio de S’Abba, che raccoglie le acque del bacino a Ovest di quello del Rio dei Giunchi.

 

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