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di Massimo Martinelli

Il Lago Baratz, unico lago naturale della Sardegna, è molto piccolo ed ha un bacino idrografico molto ristretto, che si estende principalmente a Nord del Lago ed ha un’estensione di circa 1125 ettari.

Da questa sua esiguità deriva, come si vedrà nel seguito, la sua estrema suscettibilità a situazioni siccitose o di deficit idrico e la fragilità degli ecosistemi che insistono sul bacino.volo.jpg (29681 byte)

Nel corso dei secoli, fino ad un passato non troppo lontano, è riuscito tuttavia a mantenere, pur con la sua caratteristica di subire periodicamente crisi idriche e conseguenti diminuzioni della profondità massima, abbastanza integre le sue peculiarità e specificità mentre attualmente la sua situazione giustifica il timore del possibile instaurarsi di una situazione di crisi irreversibile, tanto da far quasi temere per la sua stessa sopravvivenza.

Occorre allora fare lo sforzo di decodificare gli indizi al fine di comprendere quali alterazioni di contesto siano intervenute capaci di trasformare la costante fragilità del Lago di Baratz in crisi potenziale.

Fino al secondo dopoguerra Baratz era un Lago sostanzialmente isolato, immerso in un territorio (la Nurra) non ancora interamente bonificato e quindi scarsamente popolato e queste condizioni gli hanno consentito di adattarsi ai cambiamenti seguendo cicli del tutto naturali, poco disturbato dalla presenza dell’uomo.

Oggi la sua posizione, a mezza strada, tra due città cariche di storia come Sassari (del cui territorio comunale peraltro fa parte) e l’enclave catalana di Alghero, al centro di una delle coste più belle e selvagge del Mediterraneo, con il suo arenile (Porto Ferro) unico nel susseguirsi di falesie che caratterizzano la costa tra Capo Caccia e Capo Falcone, a due passi dagli antichi opifici minerari, belli ed un po’ fatiscenti dell’Argentiera, fa sì che la situazione del Lago sia del tutto alterata rispetto al passato.

Il Lago Baratz ormai non è più sperduto, Alghero e Stintino sono poli turistici di rinomanza internazionale, la Nurra è completamente bonificata, con una attività agricola e zootecnica in espansione, ed è quindi necessario prevedere una gestione del territorio che permetta di far vivere il lago e le sue unicità, pur in un contesto così drasticamente mutato rispetto al passato.


Il lago si é formato a seguito dello sbarramento, da parte di una duna sabbiosa, delle valli fluviali dell'attuale Rio dei Giunchi e del Rio proveniente da Cuili Puddighinu. La duna si estende per circa 850 metri in direzione da Nord-Ovest a Sud-Est ed ha una quota massima di circa 70 metri (Punta Sa Guardiola) ed una quota minima lungo l'asse di circa 50 metri a Nord-Ovest e di circa 40 metri a Sud-Est.

La duna é costituita da terreni sabbiosi, sovrastanti arenaria con interstratificazioni argillose. A partire dagli anni '50, a seguito di un intervento di forestazione, la duna é densamente vegetata con conifere del genere Pinus.

Il lago si trova ad una distanza di circa un kilometro e mezzo dal mare. Non possiede emissario ed il ricambio idrico avviene esclusivamente per evaporazione e filtrazione, come più in dettaglio discusso nel seguito.

Storicamente il lago é caratterizzato da una elevatissima variazione del livello nel tempo, in relazione al regime pluviometrico ed agli usi della risorsa idrica. Il livello della superficie dell'acqua, misurato a cura del Consorzio a partire dal Luglio 1995, nel corso del Progetto, evidenzia una profondità massima del lago di circa 6-6.5 metri.

 

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