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Lo schema idrogeologico del bacino del Lago Baratz è caratterizzato da un fondo sostanzialmente impermeabile (principalmente arenarie) e da una sovrastruttura permeabile (alluvioni terrazzate e depositi sabbiosi).

Il rilevamento idrogeologico condotto nell’ambito del progetto è stato mirato alla comprensione degli aspetti legati alla circolazione idrica superficiale e sotterranea, con riferimento alle risultanze dei rilevamenti geomorfologico e geologici. In particolare dal rilevamento è risultato che il carattere impermeabile delle due formazioni paleo-triassiche deriva da fattori diversi: dall’elevato tenore in argilla delle filladi sericitiche con intercalazioni quarzitiche nel settore Centro-Nord del bacino e dall’elevata compattezza e bassa porosità delle arenarie conglomeratiche nel settore Centro-Sud. Alle formazioni a basso grado di permeabilità del substrato del bacino sono ancora da includere i termini ciottolosi, ghiaiosi e sabbiosi in matrice di argilla inclusi nelle alluvioni.

Le formazioni permeabili del bacino sono rappresentate dalle coltri detritiche che ricoprono i fondovalle spesso soggette a pratiche agricole, i termini sabbiosi e ghiaiosi delle alluvioni terrazzate e le sabbie delle dune che separano il lago da Porto Ferro.

Le indagini di campagna hanno tuttavia rimarcato localmente la presenza di zone di substrato caratterizzate da intensa e pervasiva fratturazione per motivi tettonico-strutturali. La fratturazione può dar luogo a passaggio o immagazzinamento idrico. L’elevato numero di pozzi attivi infine, terebrati in passato fino alla profondità di 6 metri per uso agricolo e zootecnico, conferma la presenza di una circolazione idrica sub-superficiale a livello della parte superficiale degradata e fessurata del substrato roccioso (cappellaccio) e all’interno delle coltri di copertura, con spessori più elevati nelle zone di fondo valle del bacino. Le portate legate a tale via di drenaggio costituiscono peraltro una componente trascurabile della ricarica del lago, in virtù del marcato sovrasfruttamento di tale falda.

La presenza nel bacino di un numero, seppur limitato, di pozzi profondi da 65 a 100 metri, indicano l’esistenza di una formazione profonda caratterizzata da una discreta permeabilità. Il moto di questa falda sotterranea è riconosciuta da Est a Ovest (verso Porto Ferro).

Il livello del lago risulta raccordato alle risorgenze idriche costiere di Porto Ferro. Rifacendosi a quanto indicato precedentemente circa il generale ribassamento del substrato da Nord-Ovest a Sud-Est, i terreni ivi presenti permeabili essenzialmente per porosità, consentono il deflusso sotterraneo delle acque lacustri verso il mare (costa di Porto Ferro) nel settore Sud-Orientale dell’area del lago.

Per quanto concerne i fenomeni di filtrazione attraverso la duna, gli affioramenti dell'acqua lacustre a Porto Ferro (sorgente S'Ebbi Dolzi) e la tendenza ad una diminuzione della portata di tali risorgenze, al diminuire del livello lacustre, hanno fatto ipotizzare che non tutto lo spessore della duna sia caratterizzato da elevata permeabilità, ma che esista una soglia, circa a quota 21 ÷ 22 metri s.l.m., al di sotto della quale la duna risulta meno permeabile.

Allo scopo di caratterizzare litostratigraficamente il sito, sono state condotte nell’ambito del progetto specifiche indagini sul sottosuolo mediante l'esecuzione di sondaggi geognostici nell'area circostante il lago e all’interno del lago, il prelievo di campioni di terreno e l'installazione di piezometri per il rilievo dei livelli della falda. Tali indagini hanno consentito di determinare con precisione la transizione tra le diverse formazioni di interesse dal punto di vista idrogeologico nell’area circostante il lago, al fine di comprendere a fondo le dinamiche di circolazione idrica nel sottosuolo del sito.

Sondaggi nell’Area Circostante il Lago

I cinque sondaggi geognostici verticali nell’area circostante il lago (campagna dell’Agosto 1995), di profondità 15-20 metri, sono stati eseguiti mediante metodi a rotazione e carotaggio continuo, con utilizzo di carotieri semplici o doppi di diametro 101 mm; ove é risultato necessario, il foro é stato sostenuto da un rivestimento provvisorio che é stato successivamente rimosso. La loro ubicazione planimetrica è riportata in Figura.

Per quanto riguarda i sondaggi eseguiti nell’area circostante il lago possono essere evidenziati i seguenti aspetti:

il sondaggio S1 evidenzia la presenza delle sabbie incoerenti costituenti la duna fino ad una profondità pari a circa 5.6 metri dal piano campagna (4.3 metri s.l.m.) per poi passare, attraverso una zona fratturata di transizione di spessore circa 1.2 metri, alla formazione delle arenarie di base, presente fino alla massima profondità raggiunta nel sondaggio (8.5 metri dal piano campagna);

il sondaggio S2 mostra la presenza delle sabbie incoerenti costituenti la duna fino a 11.7 metri dal piano campagna (circa 16.9 metri s.l.m.) per poi passare alle arenarie, presenti fino alla massima profondità raggiunta nel sondaggio (13 metri dal piano campagna). Al di sotto della profondità 6.5 metri la sabbia costituente la duna presenta una matrice con sensibile tenore in argilla e una componente ghiaiosa, cosicché appare ragionevole ipotizzare un passaggio a tale quota alle alluvioni terrazzate tirreniane, ivi non completamente erose. Alla profondità di circa 10.5 metri dal piano campagna é stato inoltre rilevato uno strato argilloso di spessore 20 centimetri;

nel sondaggio S3 il passaggio alla formazione di base delle arenarie, presente fino alla massima profondità raggiunta nel sondaggio (12 metri dal piano campagna), avviene a profondità comprese tra 10.0 e 10.8 metri dal piano campagna (circa 15.0 e 14.2 metri s.l.m.); lo strato più superficiale appare costituito da sabbia media con tracce di sabbia fine e limo. A partire da 9.30 metri fino al substrato è presente uno strato ad elevato tenore argilloso e inclusioni sabbiose e ghiaiose caratteristiche delle alluvioni terrazzate tirreniane;

nel sondaggio S4 il passaggio dalle alluvioni alle arenarie, presenti fino alla massima profondità raggiunta nel sondaggio (19 metri dal piano campagna), avviene a circa 16.5 metri dal piano campagna (circa 35.3 metri s.l.m.). Nel sondaggio le alluvioni risultano costituite da alternanze di strati alluvionali sabbiosi più o meno ghiaiosi, in matrice argillosa e con veri e propri livelli argillosi;

il sondaggio S5 presenta una stratigrafia non dissimile dal precedente, con un passaggio dalle alluvioni alle arenarie, presenti fino alla massima profondità raggiunta nel sondaggio (21.4 metri dal piano campagna), a circa 17.9 metri dal piano campagna (circa 45.7 metri s.l.m.).

Sondaggi Interni al Lago

I cinque sondaggi geognostici verticali all’interno del lago (campagna del Gennaio 1997) di profondità 4-9 metri, sono stati eseguiti a rotazione e carotaggio continuo mediante utilizzo di carotieri semplici o doppi di diametro 127 mm; ove é risultato necessario, il foro é stato sostenuto da un rivestimento provvisorio che é stato successivamente rimosso. La loro ubicazione planimetrica è riportata in Figura.

Per quanto riguarda i sondaggi eseguiti all’interno del lago possono essere evidenziati i seguenti aspetti:

il sondaggio A è localizzato nel settore Nord-Occidentale del lago. Nei primi 2.6 metri di perforazione sono stati incontrati limi neri argillosi molto poco consistenti. Tale materiale non è stato recuperato a causa del suo dilavamento nel corso della perforazione e, pertanto, nel sondaggio non è stato possibile il prelievo di alcun campione. Al di sotto dei limi si è incontrata la base di arenaria già evidenziata nel corso dei sondaggi eseguiti nell’area circostante il lago. La perforazione è proseguita per un metro dentro l’arenaria sino a fine sondaggio a circa 3.6 metri di profondità dal fondo del lago;

il sondaggio B è localizzato nel settore settentrionale del lago, non lontano dall’isolotto emerso. Nei primi 2.9 metri di perforazione sono stati incontrati limi neri argillosi molto poco consistenti, analoghi a quelli del sondaggio A. Anche in questo caso non è stato possibile recuperare il materiale per dilavamento nel corso della perforazione. Nei successivi due metri circa di perforazione è stata incontrata e campionata una sequenza di limi con sabbie e sabbie limose. L’arenaria di base è stata incontrata a 4.7 metri di profondità dal fondo del lago ed il sondaggio è stato interrotto subito dopo;

il sondaggio C è localizzato circa a centro lago. Nei primi due metri di perforazione sono stati incontrati limi neri argillosi molto poco consistenti, analoghi a quelli degli altri sondaggi. Anche in questo caso il materiale non è stato recuperato per dilavamento nel corso della perforazione. Successivamente sono stati incontrati e campionati uno strato di 1.6 metri circa di spessore di limi neri con argilla più consistenti di quelli sovrastanti (è stato pertanto possibile il prelievo di due campioni) e uno strato di sabbia fine limosa di circa 70 centimetri di spessore. L’arenaria di base è stata incontrata a 4.3 metri di profondità dal fondo del lago ed il sondaggio è stato proseguito per ulteriori 80 centimetri attraverso l’arenaria (fine sondaggio a 5.0 metri da fondo lago);

il sondaggio D è localizzato non lontano dalla riva orientale del lago. Nei primi due metri di perforazione sono stati incontrati limi neri argillosi molto poco consistenti, analoghi a quelli degli altri sondaggi o che non sono stati recuperati a causa del loro dilavamento nel corso della perforazione. Al di sotto dei limi e fino a 9.0 metri di profondità dal fondo del lago (fine sondaggio) è stata rinvenuta una sequenza di limi argillosi poco consistenti (ma che è stato possibile campionare) e materiali non recuperabili;

il sondaggio E è localizzato nel settore meridionale del lago. Nel primo metro di perforazione sono stati incontrati limi neri argillosi molto poco consistenti, analoghi a quelli degli altri sondaggi, e che non sono stati recuperati a causa del loro dilavamento nel corso della perforazione. Al di sotto dei limi sono stati incontrati uno strato di 50 centimetri di sabbie limose e quindi diversi metri di sabbie medio-fini addensate. Il sondaggio è stato interrotto a 6.0 metri da fondo lago.

Schema Stratigrafico

Sulla base dei risultati delle indagini condotte, lo schema stratigrafico dell'area del Lago Baratz può essere sintetizzato come segue:

il sistema idrogeologico locale è confinato inferiormente dal substrato roccioso costituito dalle arenarie Permo-Triassiche varicolori, che affiorano nella parte Nord del bacino del lago;

sul substrato roccioso risultano variamente distribuite le alluvioni terrazzate, costituite da ciottoli e ghiaie passanti a sabbie, con intercalazioni argillose; tali alluvioni sono presenti soprattutto sui lati Est e Sud del lago, e parzialmente sul lato Nord-Ovest;

le dorsali di substrato roccioso, costituito dalle arenarie Permo-Triassiche varicolori, occasionalmente ricoperto da uno strato non completamente eroso riconducibile alle alluvioni terrazzate tirreniane, digradano verso Sud-Est per motivi strutturali (giacitura immergente verso Nord-Est) e per processi morfodinamici antichi;

il lago risulta confinato verso Sud-Ovest da un insieme di dune costiere, costituite da sabbie incoerenti più o meno cementate, sovrapposte, come detto in precedenza, al substrato roccioso delle arenarie varicolori, occasionalmente con interposto uno strato non completamente eroso di alluvioni terrazzate tirreniane;

il lago presenta un fondo costituito da limo nerastro con sabbia fine passante in profondità a sabbie da fini a medie di colore da grigio a rosso vinaccia. Il substrato roccioso costituito da arenaria permo-triassica a "feccia di vino" si riscontra a profondità di 4-5 metri nelle zone centrali del lago mentre si ribassa drasticamente nel settore Sud-Orientale del lago a profondità maggiori di 9 metri, in accordo con quanto in precedenza evidenziato circa l’andamento geometrico e strutturale delle dorsali rocciose di base.

Tale schema idrogeologico e stratigrafico appare evidente nella Figura 5.4, dove é riportata una sezione stratigrafica tracciata in direzione Ovest-Est attraverso il lago, e che riporta le informazioni stratigrafiche derivate dai sondaggi geognostici eseguiti. La figura, il cui rapporto tra le scale delle quote e quelle delle lunghezze é stato magnificato, al fine di meglio evidenziare i rapporti tra le diverse formazioni, mostra la dorsale rocciosa di arenarie varicolori, probabilmente situata al di sotto della duna, che digrada verso mare e sulla quale si appoggiano le alluvioni terrazzate tirreniane: tali alluvioni appaiono erose in modo sempre più evidente nell’avvicinarsi alla linea di costa e sono stati sostituiti, nel tratto compreso tra la duna medesima e le sponde del lago, dalle sabbie incoerenti della duna costiera e dal limo di fondo lago.

Livelli di Falda

Per quanto riguarda le acque di falda, si è proceduto alla lettura dei livelli nei piezometri in diverse occasioni: all'atto della loro realizzazione e completamento (Agosto 1995), nell’Ottobre 1995, nell’Ottobre 1996 e nel Gennaio 1997. I valori rilevati mediante freatimetro centimetrato a segnalazione acustica sono riportati in Tabella 5.1.

Il piezometro S5 è risultato secco in tutte le misure effettuate eccetto quella dell’Agosto 1995. Il livello misurato in tale occasione sembrerebbe riconducibile ad un parziale ristagno delle acque di perforazione.

Sulla sezione stratigrafica in precedenza illustrata (Figura 5.4) é stata anche riportata la superficie piezometrica, come desumibile dalle letture effettuate nei piezometri S1, S2, S3 ed S4 in data 12 Ottobre 1995: i piezometri S2 ed S3 rilevano, a causa della loro vicinanza con il lago, l’andamento del livello dell'invaso; le letture del piezometro S4 dell’Agosto 1995 non sono rappresentative, in quanto non sono variate nel tempo e sono riconducibili ad acque di ristagno a fondo foro, che risulta installato a quote corrispondenti alla falda idrica stagionale attualmente non presente nelle alluvioni terrazzate ad Est del lago.

La presenza nei periodi piovosi di tale falda é tuttavia testimoniata dalle notizie disponibili relativamente alla presenza di una sorgente di alimentazione idrica ubicata sul lato Sud-Est del lago, la cui posizione non è stata identificata nel periodo intercorso dall'avvio del Progetto, caratterizzato generalmente da scarse precipitazioni. Tale osservazione è confermata dalle informazioni ottenute durante il censimento dei pozzi ad uso civile/agricolo presenti nell'area, che sono risultati nella quasi totalità dei casi privi di acqua: tali pozzi sono generalmente perforazioni di largo diametro, realizzate all'interno delle alluvioni terrazzate fino al margine superiore del substrato roccioso.

Il livello piezometrico nel piezometro S1, misurato nell’Ottobre 1995 indica la presenza di una falda nella zona delle dune sabbiose compresa tra la grande duna che delimita ad Ovest il lago e la spiaggia di Porto Ferro. Poichè la lettura è risultata intermedia rispetto a quello del piezometro S2 ed il livello del mare, non si esclude l'ipotesi di una filtrazione delle acque del lago attraverso la duna costiera verso il mare, dove si disperde in profondità in particolare nei periodi di maggiore livello idrico del lago.

A causa del periodo di scarse precipitazioni estesosi fino all’estate del 1996 non è stato possibile misurare il livello di falda nei pozzi ad uso civile/agricolo censiti nell'area e perforati nelle alluvioni terrazzate, in quanto sono risultati sistematicamente secchi (Paragrafo 11.1).

Nelle date 31 Ottobre 1996 e 9 Gennaio 1997, in concomitanza con un periodo particolarmente piovoso, si é accertata la presenza di acqua in quattro dei pozzi censiti e precedentemente risultati secchi: due dei pozzi appartengono al bacino del Rio dei Giunchi e sono ubicati lungo il corso del Rio Puddighinu, affluente di destra del Rio dei Giunchi; gli altri due sono localizzati al di fuori del bacino in esame, presso Casa Satta nella vallecola del rio che, con andamento simile al Rio dei Giunchi, corre lungo il margine ovest del bacino e sfocia nella baia di Porto Ferro. Le misure di livello effettuate sono riportate in Tabella 5.2.

I due pozzi presso Casa Satta (P7 e P8) sono posti entrambi al fondo della vallecola, seppure ad altezze diverse; le misure, da 2.70 metri a 1.70 metri dal piano campagna per il pozzo P7 di monte e da 3.70 metri a 1.40 metri dal piano campagna per il pozzo P8 di valle, mostrano una risalita dei livelli di acqua in entrambi i pozzi tra Ottobre 1996 e Gennaio 1997, in conseguenza delle avvenute precipitazioni, oltreché di una loro particolare persistenza prima della lettura di Gennaio. Appare inoltre evidente come il livello di acqua sia salito in misura decisamente maggiore nel pozzo di valle P8. Questa osservazione evidenzia un fenomeno caratteristico dell’idrogeologia dei bacini imbriferi dell’area del Lago Baratz che si esplica attraverso una rapida circolazione superficiale e subsuperficiale delle acque di precipitazione nei versanti delle vallecole, con accumulo e ristagno di acqua nelle zone di fondo delle vallecole caratterizzate da maggiori spessori di coltre detritica e da condizioni di modesta pendenza o addirittura contropendenza. Quanto affermato trova conferma sia nel notevole aumento del livello dell’acqua rilevato nel pozzo P2, al fondo della vallecola appartenente al bacino del Rio Puddighinu, tra la rilevazione dell’Ottobre 1996 (2 metri dal piano campagna) e quella del Gennaio 1997 (0.4 metri), sia nell’osservazione durante i sopralluoghi effettuati nel bacino del Lago Baratz di numerosi tratti di vallecole, pressoché piani, coperti da coltre terrigena umida, se non satura, e, talvolta, acquitrinosi. A questi aspetti sia aggiunge la presenza riscontrata in questi tratti di vallecole di antichi pozzi, molti dei quali in disuso o abbandonati.

L’ultimo rilievo è stato effettuato nel pozzo P11, ubicato al margine del bacino tra il corso del Rio Puddinighu ed il rio esterno che scorre presso Case Satta. I livelli misurati (profondità dal piano campagna maggiori di 25 metri) tuttavia non forniscono informazioni circa l’apporto idrico al Lago Baratz in quanto il pozzo in questione preleva acqua da una falda profonda che verosimilmente fluisce verso la valle del rio adiacente Case Satta, e quindi al di fuori del bacino in esame.

Lo schema idrogeologico del bacino del Lago Baratz è caratterizzato da un fondo sostanzialmente impermeabile rappresentato dalle formazioni paleozoiche e triassiche costituite da filladi sericitiche e arenarie varicolori e da una sovrastruttura permeabile comprendente le successioni quaternarie delle alluvioni terrazzate pleistoceniche e dei depositi sabbiosi post-tirreniani.

Tra le formazioni a basso grado di permeabilità del substrato del bacino sono ancora da includere i termini ciottolosi, ghiaiosi e sabbiosi in matrice di argilla ferretizzata delle alluvioni terrazzate tirreniane.

Come illustrano i profili stratigrafici e piezometrici riportati in letteratura (Cottiglia, 1969), il livello del lago risulta raccordato alle risorgenze idriche costiere di Porto Ferro. Rifacendosi a quanto indicato nella pagina dedicata alla geologia circa il generale ribassamento del substrato da Nord-Ovest a Sud-Est, le successioni quaternarie clastiche, permeabili essenzialmente per porosità, consentono il deflusso sotterraneo delle acque lacustri verso il mare (costa di Porto Ferro) nel settore Sud-Orientale dell’area del lago. Inoltre nell’intera area di Baratz tali successioni risultano sedi di falde freatiche superficiali e/o locali sfruttate, almeno in passato, ad uso irriguo, come dimostrano i pozzi profondi alcuni metri (da 4 a 6 metri) sparsi in tutta l'area del bacino.

Secondo quanto indicato da Montaldo (1954), con riferimento al periodo 1947-51 il lago era caratterizzato da innalzamenti rapidi del livello in corrispondenza dei periodi piovosi, in conseguenza del rapido deflusso delle acque nel piccolo bacino imbrifero sotteso dal lago, prevalentemente impermeabile.

Un diverso comportamento viene invece evidenziato dalle misure di livello effettuate a partire dal Luglio 1995 nell’ambito del Progetto. Il lago infatti mostra fluttuazioni estremamente contenute e, anche a seguito di piogge significative quali quelle verificatesi nell’autunno 1996, il livello ha subito una crescita modesta.

Gli abbassamenti del lago, non dotato di un emissario, avvengono invece più lentamente e ciò è particolarmente evidente dall’analisi dei dati storici disponibili, quando la profondità del lago era prossima ai 13 metri. Le perdite del lago sono riconducibili al fenomeno dell'evaporazione ed al deflusso sotterraneo delle acque verso il mare principalmente attraverso la zona più ribassata della duna e la zona spondale meridionale.

L'idrogeologia dell'area può essere compresa tenendo presenti non soltanto le caratteristiche geologiche delle diverse formazioni ivi presenti, discusse nel paragrafo precedente, ma anche la successione di eventi geologici che hanno condizionato la distribuzione spaziale e le caratteristiche di tali formazioni e che, conseguentemente, hanno concorso alla formazione del Lago Baratz.

Teorie sulla genesi del Lago Baratz sono state presentate da Montaldo (1954) e da Cottiglia (1969), i quali formulano ipotesi parzialmente differenti.

Secondo Montaldo (1954), la zona dell'attuale lago era una volta sommersa dalle acque marine e costituiva un'insenatura paragonabile all'attuale Porto Conte, a cui forse era in qualche modo unito. L'emersione di tale zona é stata conseguenza di un sollevamento verificatosi in tempi remoti, di cui esisterebbero documentazioni paleontologiche. In questo schema, la duna, che ha consentito la nascita del lago, era in origine una barriera di spiaggia o cordone litoraneo sottomarino, alimentato dal trasporto solido delle valli fluviali e delle correnti marine.

Cottiglia (1969) pone in dubbio tale interpretazione, sulla base, soprattutto, di tre elementi:

non può essere escluso il trasporto eolico di resti di organismi marini (quali Poriferi e Foraminiferi, i cui fossili sono stati ritrovati nelle sabbie della duna), una volta che essi siano stati spiaggiati ad una certa distanza;
le specie fossili marine ritrovate nelle aree emerse della zona Nord-Occidentale della Sardegna (Lucina lactea ed il genere Lima) vivrebbero non solo a profondità di almeno 15-20 metri, come sostenuto da Montaldo, ma anche a deboli profondità, cosicché verrebbe meno il principale elemento probante di un rilevante sollevamento tettonico della zona;
non sono stati rinvenuti depositi marini di epoca Tirreniana nella valle di Baratz.

Su tali basi, Cottiglia (1969) conclude che, pur non potendosi escludere che un ridottissimo nucleo della duna sia di origine marina (o quantomeno di ambiente salmastro), la duna deve essere attribuita in massima parte al trasporto eolico, da datarsi, in larga parte, all'ultima glaciazione.

Secondo l'ipotesi di Cottiglia (1969), che viene sostanzialmente accettata da Sechi (1991), il Lago Baratz si sarebbe formato con la seguente dinamica:

  1. deposizione di alluvioni pre-tirreniane sull'arenaria permo-triassica;
  2. terrazzamento delle alluvioni con escavazione fino al basamento permo-triassico della valle del Rio dei Giunchi fino al mare;
  3. ingressione marina tirreniana fino ad una quota di 10-12 metri sul livello attuale, con parziale invasione della foce del Rio dei Giunchi e probabile sedimentazione salmastra nella sua parte più interna;
  4. regressione marina post-tirreniana con erosione fluviale dei sedimenti marini accumulati nella foce, con residui di panchina tirreniana alla estremità di Porto Ferro;
  5. accumulo, nell'ultima glaciazione, in un clima secco e probabilmente fresco, di sabbie eoliche, in fasi successive, e conseguente sbarramento del Rio dei Giunchi.

Per quanto concerne i fenomeni di filtrazione attraverso la duna, i sondaggi, gli affioramenti dell'acqua lacustre a Porto Ferro (sorgente S'Ebbi Dolzi) e la tendenza ad una diminuzione della portata di tali risorgenze, al diminuire del livello lacustre, hanno fatto ipotizzare (Cottiglia, 1969) che non tutto lo spessore della duna sia caratterizzato da elevata permeabilità, ma che esista una soglia, circa a quota 21 ÷ 22 metri s.l.m., al di sotto della quale la duna risulta meno permeabile. Cottiglia (1969) ipotizza che ciò sia causato da strati di arenaria quaternaria e, più in basso, da depositi di fanghi, che creerebbero tale soglia; più probabilmente tale situazione è riconducibile alla presenza della dorsale progressivamente in immersione verso Sud-Est e ricoperta da uno spessore di alluvioni terrazzate poco permeabili, non completamente erose, rocciose, sostanzialmente impermeabili. Montaldo (1954) stima per i terreni della duna un coefficiente di permeabilità media dell'ordine di 2x10-4 m/s, valore compreso nel campo di variabilità caratteristico dei valori di permeabilità per la tipologia di terreni che costituiscono la duna.

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