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di Massimo Martinelli

Il bacino imbrifero che alimenta il Lago Baratz ha dimensioni molto limitate.

Il lago non è dotato di emissario e le perdite idriche sono dovute all'evaporazione superficiale ed all'infiltrazione sotterranea attraverso la duna e di prelievo per usi agro-zootecnici per cui appare come un sistema essenzialmente chiuso dal punto di vista idrologico.lagoriva.jpg (64689 byte)

Il bacino risulta scarsamente permeabile, con conseguenti risposte piuttosto rapide delle variazioni dei livelli del lago ai periodi piovosi significativi.

Il reticolo idrografico del bacino è principalmente costituito da tre corsi d'acqua: Rio dei Giunchi, che è il più lungo e supera a stento i 7000 metri, Rio Bastianeddu, Rio Cuile Puddighinu e da numerosi rii e impluvi a regime marcatamente torrentizio, secchi nei periodi di siccità.

Il bacino del Lago Baratz non presenta caratteristiche peculiari, rispetto alle aree limitrofe, per quanto riguarda la quantità di precipitazioni annue.

Tutta la Sardegna Nord Occidentale infatti presenta dei valori delle precipitazioni annue decisamente ridotti rispetto ai valori nazionali.

In questo contesto, già di per se tendenzialmente siccitoso, occorre evidenziare che nell’ultimo cinquantennio ci sono stati periodi, anche abbastanza lunghi, con precipitazioni al di sotto della media, in concomitanza dei quali si è verificata una riduzione dei livelli del lago.

Tuttavia le ridotte precipitazioni degli ultimi anni non possono da sole spiegare l’attuale grave situazione di deficit idrico del Lago Baratz.

Sembrerebbe infatti che diffuse pratiche di prelievo idrico in atto nel bacino quali ad esempio la realizzazione di piccoli invasi per la raccolta delle acque piovane e di ruscellamento abbiano pesantemente contribuito ad aggravare la situazione di carente rifornimento idrico del Lago.

Questa affermazione è confermata dalle misure di portata dei rii che alimentano il lago eseguite nel corso di un periodo molto piovoso (gennaio 1997) che hanno dato il risultato paradossale che allo sbocco al lago la portata del Rio Puddighinu era maggiore della portata del Rio dei Giunchi che pure costituisce l’immissario principale del lago e drena da solo più del 60 per cento del bacino contro il 30 per cento del Rio Puddighinu.

Questa apparente contraddizione è facilmente spiegabile con il fatto che il bacino del Rio dei Giunchi è caratterizzato da una decina di ‘laghetti’ di intercettazione e raccolta e molti tratti abbastanza lunghi di alveo risultano addirittura arati mentre il bacino del Rio Puddighinu conta due ‘laghetti’ di antica origine e nessuna pratica di coltivazione lungo l’alveo del rio e dei suoi affluenti.

Peraltro anche in passato i peggiori periodi di crisi idrica del Lago Baratz furono principalmente dovuti ad episodi di sfruttamento delle sue acque, e di quelle del bacino, per uso irriguo.

La storia della profondità del lago negli ultimi cinquanta anni può esser così riassunta:

1950 - 1970 il livello mediamente è superiore ai 10 metri;
1970 - 1975 grande abbassamento di livello dovuto a prelievi idrici; il livello del lago scende fino a circa 5 metri;
1975 - 1994 il livello del lago recupera pur restando a livelli inferiori a 10 metri; vengono misurate profondità intorno agli 8 metri;
1994 - 1997 il livello del lago diminuisce fortemente ed in modo sempre più accentuato.

L'attuale profondità a centro lago (dell'ordine di 6-6.5 metri) è, probabilmente, una delle più ridotte mai raggiunte.

In altre parole, la diminuzione della piovosità media riscontrata nel periodo 1994-1997 accentua gli effetti dovuti al cambio di uso del suolo ed alle pratiche irrigue in atto.

Questi due fattori si sommano ai fini del bilancio idrologico ed insieme contribuiscono al deficit idrico del Lago.

In conclusione, negli ultimi anni le portate idriche corrivate al lago dal bacino attraverso il reticolo idrografico sono state di modestissima entità sull’intero arco annuale non soltanto a causa del periodo di ridotte precipitazioni, ma principalmente a seguito del fatto che la maggior parte delle acque corrivate dal bacino (circa due terzi del totale) viene captata ed utilizzata per scopi irrigui e zootecnici.

La situazione richiede degli interventi urgenti per ripristinare gli apporti idrici necessari per la sopravvivenza del Lago.

A riprova di quanto affermato si possono portare i risultati dell’applicazione di un modello previsionale all’evoluzione del lago in funzione della piovosità.

Si sono ipotizzati tre diversi scenari evolutivi a partire dal 1997:

uno scenario ‘basso’, corrispondente ad un triennio con piogge sistematicamente al di sotto dei valori medi del trentennio 1965-1996;
uno scenario ‘medio’, corrispondente ad un triennio con piogge in linea con i valori medi del trentennio citato;
uno scenario ‘alto’, corrispondente ad un triennio con piogge abbondanti, al di sopra dei valori medi.

Allo scenario ‘basso’ corrisponde una situazione di morte certa del lago, in quanto nell’anno 2000 la profondità massima del lago si ridurrebbe a circa 3.2 m con una catastrofica riduzione della superficie dello specchio acqueo del lago). Il lago cesserebbe praticamente di esistere dal punto di vista ecologico e paesaggistico.

Allo scenario ‘medio’ corrisponde invece una situazione di stabilizzazione dei livelli intorno ai valori attuali, che corrisponde ad una situazione di sofferenza del lago, con periodiche situazioni di crisi, soprattutto durante il periodo estivo.

Allo scenario ‘alto’ corrisponde infine un recupero dei livelli del lago verso valori dell’ordine di 11-12 metri di profondità massima, con recupero delle caratteristiche salienti del lago dal punto di vista ecologico e paesaggistico.

Pur senza enfatizzare il significato di queste previsioni, che per loro natura tendono a dare molto peso alle situazioni estreme proprio perché si prefiggono di determinare l’intervallo di possibilità dei fenomeni, è evidente la necessità di interventi che salvaguardino comunque la vita del lago.

Peraltro occorre rilevare che le osservazioni scientifiche fatte negli ultimi quarant’anni testimoniano una ciclicità dei comportamenti del lago sotto il profilo batimetrico, con una notevole capacità di superare naturalmente le situazioni di crisi idrica.

Tuttavia l’analogia con il passato se non valutata con attenzione può condurre a risultati mistificanti.

La pressione dell’uomo e delle sue attività nei confronti del Lago Baratz infatti sta crescendo ed occorre tenerne conto dandole il giusto peso nel pianificare gli interventi.

Ad esempio la pratica dei "laghetti", citata in precedenza, per prelevare l’acqua dai rii è certamente antica, ma in passato estremamente limitata nei suoi effetti mentre negli ultimi anni si è molto diffusa ed i "laghetti", spinti anche dallo sviluppo di attività produttive (come quelle zootecniche) che hanno necessità di disporre di acque abbondanti, via via si stanno trasformando in veri e propri bacini.

Un altro esempio è fornito dall’intricatissimo canneto che, alla foce del Rio dei Giunchi, crea quasi una diga al regolare deflusso della poca acqua corrivata dal rio nel lago. Nei tempi passati (neanche tanto remoti) le canne erano usate in numerose pratiche agricole e quindi c’era chi provvedeva in un modo naturale ad un’opera di "manutenzione" della foce del rio diradando il canneto. L’uso delle canne di plastica in sostituzione di quelle naturali ha fatto scomparire la pratica della raccolta delle canne con i risultati che si vedono oggi.

Ancora, la necessità di passare con le macchine agricole nei terreni attraversati dai rii ha in molti casi fatto praticamente sparire gli argini spianati e livellati con i trattori (fino ad arrivare alla pratica documentata di arare il letto dei rii).

Si potrebbe continuare, ma non è necessario anche perché certamente il numero e la tipologia di attività critiche per il lago sono destinati ad aumentare.

A meno che....

A meno di non intervenire con un’attività di protezione attiva del lago che riduca i rischi pur senza limitare un sostenibile sviluppo economico della zona.

In questa direzione si sta muovendo l’Amministrazione Comunale di Sassari che ha progettato un intervento di recupero e rinaturalizzazione del bacino idrografico che quando sarà realizzato certamente porterà benefici significativi alle ricorrenti situazioni di deficit idrico del Lago Baratz.

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